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COVID-19: l’impatto emotivo di una pandemia mondiale

Il periodo nel quale ci siamo trovati, nostro malgrado, a vivere durante questo 2020 ha lasciato delle tracce in ognuno di noi.
La pandemia di COVID-19, ha rivoluzionato la nostra quotidianità in ogni suo aspetto: il lavoro, la vita in famiglia, il tempo libero, la vita sociale e le abitudini sportive. Non sorprende, quindi, che a livello psicologico sia stato, e sia tutt’ora, un momento storico che facilmente potrebbe avere ripercussioni, anche gravi, sulla nostra salute mentale.
Uno studio condotto in Cina ha sottolineato come dei 7236 partecipanti, il 35,1% mostrava sintomi legati al Disturbo d’Ansia Generalizzato, il 20,1% mostrava sintomi depressivi e il 18,2% aveva problemi legati alla qualità del sonno (Huang & Zhao, 2020). Questo è solo uno dei tanti esempi presenti in letteratura di come il COVID-19 abbia influito negativamente sulla salute psicologica degli individui, costretti a vivere in un continuo stato di allerta, di paura e di preoccupazione.
Provare emozioni negative quali ansia, rabbia, tristezza e paura, pur essendo assolutamente normale, facilita la comparsa di sintomi legati allo stress. Un modo piuttosto efficace per liberarsi dalle emozioni negative, è riconoscerle (‘mi rendo conto che mi sento molto arrabbiato, che ho paura, che mi sento triste, sopraffatto) per poi cercare di lasciarle andare, piuttosto che tentare a tutti i costi di risolverle e controllarle. Ricordiamoci che quello che spaventa noi, con molta probabilità, spaventa anche gli altri!
È proprio all’interno di un quadro mondiale così spaventoso che acquisiscono un’importanza particolare l’autoconsapevolezza e la capacità di regolare le proprie emozioni. Come accennato poco fa, il solo essere in grado di riconoscere uno stato emotivo negativo e la decisione di conviverci, piuttosto che cercare di combatterlo, può essere di grande aiuto.
Prendiamo, per esempio, un attacco particolarmente severo di ansia. Nel momento in cui ci rendiamo conto che la tachicardia, il respiro affannoso, le mani che tremano, lo stato di allerta e la sudorazione aumentata fanno tutti parte di una sintomatologia completamente innocua legata all’ansia, automaticamente questi stessi sintomi faranno meno paura, risulteranno meno minacciosi e tenderanno a diminuire in maniera repentina.
Insieme all’autoconsapevolezza, un’altra skill di estrema importanza è la capacità di regolare le proprie emozioni, ovvero, la regolazione emotiva. Essa consiste in una serie di tecniche che possiamo mettere in pratica per cercare di calmare l’emozione negativa che stiamo provando in un determinato momento. Poco fa si accennava alla capacità di sentire un’emozione e tenerla con sé senza cercare di combatterla: questa, ovvero l’accettazione, è una delle tecniche che aiuta chi prova un’emozione negativa ad accettare la propria condizione in maniera aperta e non giudicante.
Riassumendo, il COVID-19 ha sicuramente lasciato un profondo segno nella vita di tutti noi, ma ci sono tanti modi per combattere il disagio psicologico che non richiedono più di qualche minuto al giorno e che possono nettamente migliorare la qualità delle nostre vite: la salute della nostra mente parte, innanzitutto, da noi stessi.
È alla luce di queste affermazioni che i professionisti dei Servizi Clinici Universitari della Sigmund Freud University hanno strutturato un progetto di ricerca atto a monitorare i cambiamenti emotivi di tutti gli individui che sono stati toccati dall’emergenza COVID-19. Il periodo di sviluppo della pandemia, il successivo lock-down e il lento ritorno alla normalità, che tutt’ora è minacciato da un nuovo innalzamento dei casi, può aver lasciato il segno.

Fonte: https://www.stateofmind.it/2020/10/covid-19-impatto-emotivo/

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Servizio di Orientamento Scolastico e Professionale

L’orientamento consiste nell’aiuto che viene dato da un esperto ad un soggetto in crescita, perché elabori un progetto di vita (personale e professionale).
E’ fondamentale mettere lo studente nella condizione di poter scegliere in modo autonomo, partendo dalla comprensione di se stesso/a, i propri talenti, interessi e valori.
L’obiettivo del Servizio è aiutare i ragazzi/e e le loro famiglie a scegliere consapevolmente i percorsi più adatti a loro stessi nei vari cicli di studio e nelle prime fasi della vita professionale.

A CHI E’ RIVOLTO E COME SI STRUTTURA IL PERCORSO:

Per la fascia di età 11-17 anni sono previsti almeno due colloqui con i genitori del ragazzo/a (uno conoscitivo iniziale ed uno di restituzione finale), e tramite l’uso di strumenti di analisi si valuteranno insieme al ragazzo/a:
 gli interessi
 i valori
 la percezione delle proprie abilità
 il livello di autostima
 le abilità sociali
 la capacità di prendere decisioni
 la risoluzione dei problemi
Questo tipo di intervento ha una durata variabile (3-5 incontri c.a.), che sarà valutato dal professionista e concordato con la famiglia anche sulla base dell’obiettivo che si intende raggiungere.
Per la fascia di età maggiore a 18 anni i colloqui si potranno svolgere direttamente con il ragazzo/a, utilizzando strumenti di analisi adeguati alla richiesta dell’intervento, in merito:
-alle opportunità per proseguire o riprendere la formazione dopo il conseguimento della qualifica professionale
-dopo il diploma di scuola secondaria di secondo grado, per intraprendere percorsi universitari
-azioni di orientamento al lavoro.

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Perché è così difficile prendere una decisione?

“Non so cosa scegliere”:
perché è così difficile prendere una decisione?

Quanto spesso nella vita quotidiana ci troviamo davanti a piccole scelte, che in alcuni casi sono automatiche mentre in altri il prendere una decisione può essere un processo lungo, impegnativo e complesso.

Per questo motivo il decision making (prendere una decisone) caratterizza alcuni dei più importanti eventi della nostra vita: ad esempio, scegliere con chi sposarsi, quale casa comprare, su quale lavoro investire, se smettere di fumare … sono decisioni che devono tenere in considerazione diversi elementi e devono esser valutate in base ad un tempo futuro; invece, se bere un altro bicchiere prima di mettersi alla guida dell’auto, quale pizza prendere in una serata con gli amici o scegliere se scappare da un pericolo, richiedono che il processo del decision making sia rapido ed efficace.

Prendere delle decisioni di solito richiede la valutazione di almeno due opzioni, che differiscono rispetto a diverse caratteristiche ed elementi.

La selezione di un’opzione a scapito di un’altra richiede che la persona metta in atto una valutazione complessiva delle diverse alternative, utilizzando specifiche modalità di ricerca ed elaborazione delle informazioni e strategie decisionali.

Nella maggior parte dei casi prendere decisioni significa:

  • Essere consapevoli che esiste una certa quantità di rischio associata alla scelta di una delle alternative disponibili
  • Desiderare di trovare e scegliere l’alternativa migliore
  • E’ necessario dedicare tempo sia alla fase di ricerca che di scelta.

Quando prendiamo una decisone i fattori che influenzano le nostre scelte sono caratterizzate:

  • dal livello di ansia percepito
  • dal modo in cui affrontiamo situazioni od eventi stressanti (chiamate strategie di coping)
  • dalla capacità di elaborazione delle informazioni
  • dalla pressione temporale (entro quanto tempo devo decidere?)
  • dalle nostre caratteristiche di personalità
  • dall’ottimismo o pessimismo

Un altro fattore  che sembra avere un ruolo importante è la capacità di tollerare lo stress derivante, ritenendo che una scelta potrebbe comportare svantaggi personali o sociali , oppure che se la scelta si rivelerà errata si potrebbe correre il rischio di veder compromessa la propria immagine.

4 STILI DECISIONALI:

1- la Procrastinazione: quando il decisore tende a posticipare il momento in cui affrontare il problema decisionale .

2- L’Evitamento difensivo: il decisore evita di affrontare la situazione conflittuale, attribuisce ad altri la responsabilità della sua risoluzione e individua una serie di motivi e giustificazioni a sostegno di tutto ciò.

3- L’Ipervigilanza: il decisore ricerca freneticamente informazioni e “dettagli” anche di secondaria importanza o si “aggrappa” alle prime situazioni individuate, che non stimolano l’analisi delle conseguenze ad esse associate nel medio e lungo termine. Tutto ciò comporta, generalmente, elevati livelli di stress e coinvolgimento emotivo.

4-La Vigilanza: il decisore tenendo presenti gli obiettivi che gli stanno a cuore e che intende perseguire, esamina ogni possibile gamma di opzioni risolutive, ricerca e seleziona accuratamente le informazioni, le analizza cercando di tenere sotto controllo pregiudizi e stereotipi, anticipa e valuta attentamente, prima di decidere, le probabili conseguenze derivanti dalle sue azioni.

Quest’ultima modalità di gestire le situazioni problematiche si caratterizza come processo adattivo. È associato a moderati livelli di stress e sembra maggiormente garantire la realizzazione di decisioni “razionali”ed efficaci.

In conclusione quanto più spesso affrontiamo una scelta, piccola o grande che sia, quanto più diventeremo “allenati” a farlo, imparando ad ascoltare davvero noi stessi, a prenderci le responsabilità e a dirigere consapevolmente la nostra vita, perché le decisioni sono il modo per farci diventare ciò che vogliamo.

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